Il compost per contenere la stanchezza del suolo

 Introduzione

Il compost ottenuto da matrici vegetali, grazie alla sua natura poligenica è efficace più di qualsiasi altra pratica agronomica a limitare la stanchezza del terreno. Questa è la conclusione di uno studio condotto da un gruppo di lavoro formato da ricercatori del CRESO (consorzio di ricerca e sperimentazione per l’ortofrutticoltura piemontese, Cuneo) e del Dipartimento di scienze agrarie alimentari e ambientali dell’ Università Politecnica delle Marche.

I ricercatori, osservando gli importanti casi di moria del melo,  soprattutto in impianti giovani alla seconda e terza foglia, che si sono verificati negli ultimi anni nelle maggiori aree frutticole del Nord Italia quali Piemonte, Trentino Alto Adige e Valtellina, hanno ritenuto opportuno indagare sul fenomeno determinando le cause ed i rimedi.

La moria del melo, è un fenomeno molto complesso  causato dall’interazione di fattori agronomici, climatici e parassitari, che determinano in tempi più o meno lunghi, la morte delle piante colpite.

Tra le cause scatenanti, la pratica del reimpianto, oggi sempre più diffusa nelle regioni a prevalente indirizzo frutticolo, gioca un ruolo fondamentale. La sindrome del reimpianto o stanchezza del terreno è “la difficoltà di reiterare nel tempo una data coltura sullo stesso appezzamento in monosuccessione”.

Per risolvere il problema esistono diverse strategie agronomiche da adottare:

-  La “classica” rotazione che consiste nel mettere a riposo il terreno per più anni con sovescio di diverse specie erbacee intercalari. Tecnica efficace ma richiede tempi ormai troppo lunghi per le esigenze dell’agricoltore moderno;

-  La geodisinfestazione con Mezzi chimici, tecnica agronomica poco sostenibile di indubbia efficacia nel medio periodo. Inoltre tale pratica va irrimediabilmente a deprimere la componente biologica del suolo, aumenta la mineralizzazione della sostanza organica e pertanto impoverisce il terreno agrario  di humus.

-  La Concimazione organica, specialmente se fatta con ammendanti compostati vegetali provenienti da residui di origine poligenica, può risultare una soluzione interessante e sostenibile. L’apporto di un substrato umificato in grado di ristabilire l’equilibrio microbico del terreno può infatti fornire risultati efficaci e duraturi nel tempo.

Scopo della ricerca

Vengono di seguito riportati i risultati emersi da una sperimentazione avviata nel 2010 e volta a valutare soluzioni sostenibili e alternative alla geodisinfestazione chimica per contenere il fenomeno della stanchezza del terreno in reimpianti di melo.

Tesi confrontate

  1. Fertirrigazione e concime pellettato. Gli astoni all’impianto sono stati concimati con l’organico pellettato e fertirrigati successivamente secondo il piano di concimazione aziendale. Al primo anno la tesi in oggetto non ha evidenziato differenze significative rispetto al testimone non trattato, nonostante un apporto complessivo pari a 52,8 kg/ha di azoto. Al secondo anno, anche la produzione non ha fatto registrare differenze significative rispetto al testimone non trattato. Inoltre alla ripresa vegetativa del terzo anno negli astoni trattati è stata osservata la comparsa dei sintomi caratteristici della stanchezza del terreno, ovvero germogliamento non omogeneo, ingiallimento delle foglie e disseccamento dei mazzetti fiorali, in quantità addirittura superiori rispetto al testimone.
  1. Calciocianammide. Nonostante il congruo apporto di macroelementi con questo trattamento, pari a 160 kg/ha di azoto, non ha determinato un vantaggio statisticamente significativo in termini di sviluppo delle piante, di produzione al secondo anno e la ripresa vegetativa rispetto al testimone non trattato.
  1. Dazomet e fertirrigazione. Già dal primo anno le piante trattate con questa tesi hanno evidenziato parametri vegetativi significativamente superiori al testimone non trattato. Al secondo anno le anche produzioni sono state  significativamente superiori rispetto al testimone. Tuttavia, alla ripresa vegetativa del secondo anno lo sviluppo vegetativo elevato non è stato sufficiente a evitare la comparsa dei sintomi della stanchezza del suolo.
  1. Ammendante compostato vegetale.  Con questo trattamento gli astoni già dal primo anno si sono distinti rispetto a quelli delle altre tesi, per uno sviluppo vegetativo armonico e regolare, statisticamente differente dal testimone. Al secondo anno la produzione è risultata statisticamente superiore al testimone e non differente dalla produzione ritraibile<< dalle piante trattate con dazomet + fertirrigazione. Pertanto l’uso di ammendante compostato vegetale oltre a garantire un buon sviluppo vegetativo delle piante, non determina sacrifici in termini di produzione. Alla ripresa vegetativa del terzo anno questa tesi è stata l’unica a non presentare alcun sintomo da stanchezza del terreno, con il 100% degli astoni sani.
  1. Ammendante compostato misto. L’ applicazione di ammendante compostato misto ha determinato una differenza significativa rispetto al testimone in termini di lunghezza del germoglio apicale. Al secondo anno la produzione è stata simile a quella ottenuta con i trattamenti dazomet + fertirrigazione e ammendante compostato vegetale e superiore a quella ottenuta con le altre tesi. Alla ripresa vegetativa del terzo anno i sintomi di stanchezza del terreno, ancorché lievi, erano presenti sul 8% delle piante.
  1. Prodotti antagonisti (Trichoderma spp., Micorrize, batteri). Purtroppo i trattamenti con questi prodotti, non hanno fatto registrare differenze significative in termini vegetativi e produttivi nelle piante rispetto al testimone. La “deffaillance” di questi prodotti, attualmente di moda, secondo i ricercatori è da ricondurre al fatto che il terreno in questione non aveva un buon livello di sostanza organica.

 

Conclusioni

I due anni di sperimentazione hanno evidenziato come l’applicazione all’impianto di un ammendante compostato di origine poligenica sia in grado di determinare un ottimo sviluppo delle piante e una produzione non statisticamente differente da quella delle piante su terreno soggetto a disinfezione chimica.

Questi dati gettano delle ottime basi per un potenziale utilizzo di ammendanti compostati in fase di impianto, con evidenti vantaggi sia da un punto di vista economico sia ambientale.

L’uso di ammendanti compostati, a differenza dei fumiganti, innescherebbe un processo virtuoso in grado di preservare la risorsa suolo per le generazioni future, contribuendo quindi in modo significativo alla sostenibilità del sistema produttivo frutticolo.

Giordani L., Asteggiano L., Bevilacqua A., Nari L., Vittone G. e Neri D. Informatore Agrario n° 36/2012 pag. 48-52.

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