La raccolta differenziata genera occupazione

Durante la conferenza nazionale di Grosseto sulla raccolta differenziata, tenutasi nel mese di Giugno, è emerso un dato estremamente interessante e troppe volte sottovalutato: la raccolta differenziata genera occupazione.

In un periodo di disoccupazione come questo che stiamo vivendo, il dato non è certo irrilevante e dovrebbe far riflettere alcune sfere istituzionali. Da studi approfonditi è emerso infatti che la raccolta differenziata coinvolge un numero di lavoratori sei volte superiore a quello di un impianto inceneritore che a sua volta impiega quattro volte il numero dei uomini che lavorano per mantenere in funzione una discarica.

Altro aspetto importantissimo legato all’incremento della raccolta differenziata in Italia riguarda il costo della Tares, qui in Italia molto elevato, a causa delle sistematiche multe che è costretta a pagare la nostra nazione all’Unione Europea, a seguito di una bassa percentuale annua di raccolta differenziata.

Una raccolta differenziata fatta bene permette di abbassare drasticamente i costi legati allo smaltimento dei rifiuti e consente di limitare i danni ambientali legati alla sicurezza delle discariche e degli impianti di smaltimento dei rifiuti organici e non organici.

Aggiungendo infatti i costi legati alla gestione della raccolta differenziata a quelli dell’incenerimento i costi statali schizzano alle stelle. Molti impianti d’incenerimento risultano vecchi e obsoleti e dall’analisi del suolo anche non completamente sicuri, generando costi ambientali non indifferenti.

Le amministrazioni locali stanno acquisendo sempre più consapevolezza su questi aspetti e speriamo vivamente che presto la raccolta differenziata sia vista sempre più, non solo come una risorsa per l’ambiente, ma anche come un vero e proprio strumento economico, capace di rilanciare l’occupazione.

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