La sostenibilità in frutteto: per salvaguardare ambiente e reddito

Se si consulta Wikipedia alla voce “sostenibilità” si trova che è “contemporaneamente un’idea, uno stile di vita, un modo di produrre. Per alcune persone è poco più che una vacua parola in voga…”.

Sicuramente è un termine abusato, ma per noi tecnici frutticoli ha un significato chiaro: salvaguardare sia il reddito dell’agricoltore sia l’ambiente. La frutticoltura secondo molti si basa su un insieme di tecniche assistite da agrofarmaci e concimi chimici per sfruttare al massimo le pianta. Fa riflettere che a condividere questa idea via sia, oltre a numerose associazioni spontaneistiche, lo stesso WWF, che dichiara come “la coltivazione del melo sia di fatto non sostenibile”.

La denuncia del WWF va dalla mancanza di biodiversità vegetale e animale alla moria delle api, al rischio per la salute degli operatori e dei consumatori e recita: “Da un ambiente variamente strutturato, in cui erano presenti colture cerealicole, prati umidi, boschi ripali, siepi, muretti a secco e singoli alberi, si è passati a un ambiente agricolo monotono caratterizzato dalla sola coltura del melo”.

Si può rispondere che la difesa del melo, rispetto al passato, ha fatto notevoli passi avanti e usa sostanze attive molto meno tossiche per l’uomo e l’ambiente, come testimonia il ritorno di alcune specie avicole nei frutteti, favorite dall’introduzione di nidi artificiali in alcune aziende. La diffusione dei portinnesti nanizzanti rende possibile l’uso di irroratrici efficaci e in grado di ridurre la deriva.

Si aggiunga che la monocoltura è solo la conseguenza di un sistema planetario che obbliga tutti noi a produrre tanta frutta di una qualità commerciale che è soprattutto estetica. È questo sistema che ci condanna all’impoverimento del paesaggio agrario, all’uso di cosmetici per fare belle le nostre mele, a trovare alleanze per conquistare mercati sempre più lontani e quindi con “impronta ecologica” sempre maggiore. Questa frutticoltura specializzata, almeno nelle aree dove la cooperazione funziona, riesce a garantire un reddito adeguato grazie alle produzioni per ettaro che sono raddoppiate negli ultimi decenni.

Se è impensabile con le varietà oggi esistenti di stravolgere la frutticoltura industriale in nome della biodiversità, è comunque possibile lavorare a livello agronomico e operare sul processo produttivo, consapevoli del fatto che in futuro conterà come si produce oltre a quanto. Basti pensare ai nuovi orientamenti della PAC sempre più attenta alla funzione ambientale dell’agricoltura e sempre meno al ruolo produttivo. Pur dovendo sottostare alla mano invisibile del mercato, senza sconvolgere la pratica colturale o aspettare gli studi sul menoma abbiamo comunque già oggi a disposizione alcune semplici tecniche per ridurre l’input di manodopera e di chimica nel frutteto e nell’ambiente senza peggiorare le rese e la qualità che di seguito elenchiamo:

  • Allevamento del frutteto in parete stretta;
  • Regolazione meccanica della carica dei frutti;
  • Potatura meccanica della chioma;
  • Controllo meccanico delle infestanti e pirodiserbo;
  • Costituzione di siepi come barriere naturali.
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